Un sistema di videosorveglianza può prevenire una minaccia?

Andrea Sorri di Axis commenta i risultati di una ricerca sulla velocità di elaborazione dei segnali d’allarme, da parte del nostro cervello e di un sistema di videosorveglianza
axis rilevamento minacce

Un sistema di videosorveglianza può prevenire una minaccia?

Andrea Sorri di Axis commenta i risultati di una ricerca sulla velocità di elaborazione dei segnali d’allarme, da parte del nostro cervello e di un sistema di videosorveglianza

Andrea Sorri, Director e Business Development Government, City Surveillance and Critical Infrastructures di Axis Communications, approfondisce i risultati di una ricerca su come il nostro cervello elabori le informazioni e i segnali di pericolo che arrivano dall’esterno. Partendo dai risultati di questo studio Sorri spiega come anche le telecamere – soprattutto se in grado di riprendere immagini in alta definizione, come nel caso di Axis – possono a loro volta imparare ad elaborare le informazioni e i segnali di minaccia, fino a prevedere una situazione di rischio prima ancora che questa si verifichi.

Leggiamo insieme cosa ci dice sull’elaborazione del pericolo da parte del nostro cervello e di un sistema di videosorveglianza.

Andrea Sorri: «come ho riconosciuto due criminali fuori da casa mia»

Un paio di mesi fa mi sono imbattuto in due uomini sospetti che stavano in piedi fuori da casa mia. Abbiamo avuto un contatto visivo per un attimo ed è stato lì che ho capito che stavano cercando di entrare.

Pensando a quello che è successo, ho trovato una ricerca che ha scoperto l’esistenza di una regione del nostro cervello in grado di percepire situazioni pericolose o espressioni minacciose in soli 200 millisecondi.

Come esseri umani, abbiamo antenne abbastanza buone per percepire quando una situazione diventa pericolosa e che ci allertano quando le persone si comportano in modo sospetto.

Ma quando la percezione umana fallisce la tecnologia può dare una grande mano. Abbiamo bisogno di qualcosa di più del nostro istinto primordiale di sopravvivenza per comprendere meglio la dinamica e il comportamento della criminalità.

Elaborazione dei segnali d’allarme: i risultati della ricerca

Un recente studio condotto dall’Istituto francese della Salute e Ricerca Medica (INSERM) e l’Ecole Normale Supérieure di Parigi ha scoperto che c’è una regione del nostro cervello in grado di percepire situazioni di pericolo o facce minacciose in soli 200 millesimi di secondo, una sorta di “sesto senso” proveniente da un residuo del nostro istinto di sopravvivenza primordiale di fronte a paura o panico.

Lo studio dimostra che questo “segnale d’allarme” viene elaborato dai circuiti cerebrali responsabili del riconoscimento facciale. Questo mi ha ricordato il focus di un mio precedente post sulla capacità di un testimone oculare di descrivere accuratamente le armi coinvolte in un reato, mentre cerca al tempo stesso di ricordare dettagli sull’aspetto del colpevole.

Riconoscere il pericolo: le telecamere possono imparare

Se la qualità delle immagini delle telecamere di videosorveglianza è buona, il sesto senso di cui parla la ricerca potrebbe attivarsi anche in un operatore di sicurezza che guarda i video in diretta su un monitor.

In alcune città, operatori dei centri di controllo real-time sono già preparati per comprendere le dinamiche e il comportamento della folla.

E se un operatore può imparare a interpretare queste dinamiche, l’algoritmo di un software potrebbe imparare altrettanto bene?

Che cosa accadrebbe se le telecamere di rete, grazie ad un sistema di archiviazione di memoria intelligente che registra azioni quotidiane ricorrenti e frequenti nell’area monitorata, fossero in grado di riconoscere automaticamente gli atteggiamenti sospetti, atipici o inusuali e rilevare eventuali reati prima ancora che accadano? Può apparire come una visione futuristica, ma è una possibilità di cui si sta realmente discutendo.

La capacità umana di memorizzare i volti è soggetta a molteplici variabili e non è sempre affidabile, ed è in questi casi che il supporto di una telecamera può risultare determinante.

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Indagare e comprendere gli incidenti

Leggere lo studio mi ha fatto anche guardare alla videosorveglianza, al riconoscimento facciale e alla protezione perimetrale da una prospettiva diversa.

Forse a noi esseri umani servono solo 200 millisecondi per far sì che questo “sesto senso” ci metta in allarme, ma se vogliamo verificare, fermarci e indagare sugli incidenti in modo corretto allora abbiamo bisogno di più tempo, più strumenti e più memoria.

È a questo punto che la tecnologia prende il sopravvento, grazie alle telecamere che aiutano a verificare l’identità di un eventuale intruso e a luci o altoparlanti che agiscono da deterrente.

Quando si tratta di indagini è importante considerare che ci sono diversi profili di criminali, con loro specifiche competenze, strumenti e tecniche.

Con le soluzioni di sicurezza adatte al compito, la giusta combinazione di telecamere ottiche e termiche di rete, speaker e videocitofoni può portare a un significativo miglioramento nel riconoscimento dell’identità e del comportamento del criminale, piuttosto che limitarsi a rilevare il reato stesso.

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